Franco Avicolli ci racconta “Stefano e lo scarafaggio”.

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Per la nostra prima pubblicazione abbiamo scelto, come sapete, “Stefano e lo scarafaggio” l’opera di Jorge Luján e Chiara Carrer già edita in Messico, U.S.A. e Canada. Per la traduzione ci siamo serviti della penna raffinata di Franco Avicolli.

Franco in poche righe ci regala un mondo intero.

 “Racconti per bambini”, così li chiama Jorge Luján i suoi brevi viaggi con i quali conduce i bambini nel mondo, ne visita con loro i dettagli, accenna con delicatezza al senso delle cose, fa immaginare la qualità che c’è nelle scelte.
I racconti per bambini di Jorge Luján sono dei lampi narrativi che non si esauriscono in una qualche morale tipica della fiaba, ma vanno oltre perché illuminano l’evento nella sua sostanza e non con un significato precostituito che porta infine a un giudizio di valore. Il senso è nelle cose e, perciò, questi racconti per bambini sono buoni anche per gli adulti che possono trovare significati nascosti negli atti, soprattutto quando percepiscono il pericolo per il debole a cui leggono il racconto.
Come accade in questo incontro tra Stefano e lo scarafaggio, aperto alle molte possibilità degli incontri. Stefano solleva istintivamente la sua scarpa per colpire un essere che vede differente e forse anche per affermare se stesso. Ma poi, altrettanto istintivamente, entrano nella sua mente delle domande che lo portano in altra direzione: il suo orizzonte si allarga, la sua vita si arricchisce e l’adulto, che legge al bambino il racconto, può recuperare nell’intimità un colore che forse si era sbiadito in un quotidiano assolato dalla fretta.
A questo progressivo andare verso una visione più ampia del mondo, costruita con il dettaglio che porta ad un rasserenamento della situazione, contribuiscono congruamente i disegni di Chiara Carrer. La quale ha appunto scelto la qualità del particolare, quella del filo d’erba, della pietra o della trama dei pantaloni o delle dita della mano, volendo con ciò proporre l’articolazione del mondo e la sua varietà, piuttosto che un  insieme che tutto riunisce in un qualche senso che comunque si perderebbe nella moltitudine. Inoltre, i colori leggeri e le linee pulite dei disegni  sembrano quasi vogliano assimilarsi alle parole dette per suggerire e mai per costringere, aiutando il racconto a mostrarsi con i tempi  giusti  che  accompagnano il crescere della riflessione verso la decisione ponderata e più matura, che nasce dalle cose stesse e dalla molteplicità dell’esistenza.
Jorge Luján ha il particolare talento di costruire lo spazio del dialogo con una lingua molto calibrata in cui le parole esprimono senso anche con la sonorità e il ritmo che sono  caratteristiche molto vicine alla poesia. I disegni di Chiara Carrer hanno il pregio di scandire quel ritmo e quella sonorità proponendolo con un andamento per accenni.
In Stefano e lo scarafaggio ci sono delle frasi che sono congegnate come fossero versi di poesia, e sembra che con ciò l’Autore voglia ribadire la sua vicinanza con il mondo dei bambini che per definizione è incantato, cioè canta, come fa con il ritmo la poesia.

 

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