Il viaggio di Piccola Scimmia.

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Piccola Scimmia era curiosa, dall’alto del suo pino marittimo scrutava l’orizzonte. Voleva scoprire cosa c’è oltre il suo mondo piatto e composto. La nostra scimietta cercava un modo per passare il tempo, allora raccolse un mucchio di terra e proprio in quel momento cominciò a piovere. La terra bagnata diventò morbida e duttile, buona per essere impastata. Modellò mattoncini per tutto il giorno e stanchissima si addormentò. Il sole del mattino rese i mattoni duri e resistenti. La nostra scimmia muratore costruì un tetto per proteggersi dalla pioggia e poi mattone su mattone un muro. Ma c’era un problema, il muro ora copriva l’orizzonte, nemmeno il suo mondo piatto e composto riusciva più a vedere. La sua voglia di viaggiare però la spinse subito ad abbattere il muro, la barriera cadde e divenne un ponte. Il viaggio, adesso, poteva continuare. Camminò Piccola Scimmia fino a scoprire i colori oltre il suo piccolo mondo piatto e composto.

 

Il viaggio di Piccola Scimmia è il manifesto del viaggiatore. Di chi sa che non ci sono sentieri, il sentiro si fa mentre cammini. Un viaggio che scavalca e abbatte muri, anche quelli delle idee, che costruisce strade e ponti. La nostra amica scopre che “il ponte è decisamente meglio” del muro. Un viaggio anche interiore, che vuole superare gli orizzonti mobili, quelli che si spostano sempre un po’ più in là. Un viaggio del secondo tipo, come scriveva Fosco Maraini. I viaggi del secondo tipo portano sempre ad esperienze mentali e spirituali stimolanti, piene di suggestione. Varcano uno di quei confini oltre il quale cessano le variazioni quantitative e s’instaura un salto qualitativo.

Ecco, è proprio questo il viaggio di Piccola Scimmia.

 

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